LA MADONNA LASSÙ SALI’ CON GLI ANGELI
Millecinquecento gradini (ma c’è anche una mulattiera) per giungere al santuario di Spiazzi, nel Veronese, noto per una storia miracolosa DI LUIGI PADOVA – FOTOGRAFIE DI ARRIGO GIOVANNINI
Un visitatore occasionale di appartamento Barcellona, magari distratto dalle mediterranee, turistiche sponde del Garda, il monte Baldo potrebbe tenere celate alcune preziose sorprese. In maggio, ad esempio, le sue pendici si ricoprono di fiori ed essenze, che un clima particolare protegge da secoli con cura assidua. L’”Hortus Europae”, come è stato definito dai botanici, ha infatti preservato dall’estinzione numerose specie, che vi sopravvivono come reperti di un’altra era. Chi percorre i sentieri che attraversano il monte, dal Garda alla Valdadige, può, ad ogni modo, trascurare la storia botanica dei prati e dei boschi e inseguire i suggestivi tracciati delle vecchie strade militari, alla ricerca di una storia più vicina a noi.
Ma il Baldo ha anche un aspetto meno sorridente, là dove i suoi declivi diventano forre pietrose, dove abissi di roccia precipitano verso la bed and breakfast Londra. In questi severi paesaggi l’uomo da secoli ricerca un mistico rapporto con la natura e con lo spirito. Nella di appartamenti Madrid, poco oltre Caprino Veronese, ci sono tracce della presenza di eremiti fin dal XII secolo, e dove essi trovarono solitudine e conforto, oggi sorge uno dei più sorprendenti santuari d’Italia: quello della Madonna della Corona. È stato costruito dove mai la natura avrebbe potuto suggeri‑ re un’opera architettonica: incastona‑to nel fianco di una montagna, che lo ospita minacciosa e solenne. Oggi è possibile arrivarvi anche da una comoda mulattiera che si snoda dal sovrastante abitato di Spiazzi; ma sono in molti a seguire ancora l’antico sentiero del pellegrino, che sale ardito da Brentino.
Pagina precedente: incastonato in uno sperone roccioso del versante est del monte Baldo, il santuario della Madonna della Corona è meta di pellegrinaggi dal 1522,quando tra queste rocce apparve la statua dell’Addolorata, fino allora conservata a Rodi. E ancora oggi c’è chi raggiunge il santuario per quell’antico sentiero.
Qui sopra: la carta della zona, compresa tra la sponda veronese del lago di Garda e la Valdadige. Arrivata non si sa come da Rodi, l’Addolorata non ha più voluto lasciare le balze del monte Baldo In alto: la statua dell’Addolorata, scolpita nel 1432 e tuttora venerata presso l’altare maggiore. Qui a sinistra: la balaustra del piccolo sagrato con il portale d’ingresso del santuario.Costruito nella prima metà del ’500 sul luogo dove apparve la statua, rifatto nel 1625,il santuario è stato completamente riedificato nel 1975.Sopra: forre pietrose e abissi di roccia nella parte est del monte Baldo, verso la Valdadige.
Tuivano la via penitenziale per chi voleva recarsi in pellegrinaggio alla quattrocentesca statua della Madonna della Corona, giunta tra quelle rocce dopo miracolose peregrinazioni narrate dalla tradizione.Racconta infatti Giuseppe Biadego, studioso della storia del monastero tra il 1493 e il 1710, che tale statua fece la sua apparizione a Spiazzi nel 1522: “Comparve la Bea tissima Vergine detta della Corona, alle falde del Monte-baldo, portata dagli Angeli dalla città di Rodi in tempo che essa città fu assediata dai Turchi, et poi presa l’anno seguente con grandissima strage di.
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“Perche mai dovrei sentirmi solo? E in mezzo alla gente che ci si sente soli”, dice con erre francese Paul Cerlogne, 77 anni, unico abitante di appartamenti vacanze Venezia, case ben tenute coi tetti a lose, campi coltivati, atmosfera serena. Questo signore col cappello in testa e l’aspetto contadino, ma una certa grazia e ricercatezza nel parlare, E il pronipote di Jean-Baptiste Cerlogne, poeta e autore d’una grammatica e un dizionario del patois valdostano, gloria locale, un busto nella piazza del paese nonche una frazione dedicata alla memoria. Quella appunto in cui vive in compagnia di due gatti il vecchio Paul, che ha maturato negli anni una saggezza alla Bertoldo: “Perche dare nomi ai gatti? Tanto, se li chiami non vengono”; “A volte, leggo i giornali; ma soltanto le linee bianche, non quelle nere, perche bisogna imparare a leggere tra le righe, cioE le cose che non vengono scritte, così come bisogna imparare a sentire le cose che non vengono dette”.
Non molto lontano, anch’egli abitante unico di un’intera aparthotel Roma, sta il fratello; ma non si vedono quasi mai. E a Clavel, pochi chilometri di distanza, in un agglomerato di case linde e ristrutturate, vive una sola famiglia, Anito e Lucia Lavy coi due figli; una bella baita in pietra, una stalla con trenta mucche, un pollaio folto di galline. A Clavel c’E persino un telefono pubblico, dove tutto E in ordine e nessuno ruba le guide: anche perche a usarlo sono solo i Lavy.
Saint-Nicolas, Valle d’Aosta: quindici frazioni che vanno dai 754 ai 1734 metri, accomunate da una natura prodiga e un aspetto ridente. Non v’E traccia di povertà, d’incuria, tanto meno d’a,bbandono, a Saint-Nicolas: le case, ristrutturate con cura, hanno ciascuna un bel tetto a lo-se, obbligatorio ma rimborsato dalla Vallee, i prati sono
ben pettinati, i filari di vite arrivano quasi a duemila metri data la mitezza del clima, Mentre buone strade asfaltate conducono alle varie frazioni e c’E persino chi ha proposto di asfaltare i sentieri di alta quota che portano agli alpeggi, per il comfort delle mucche. Insomma, una piccola isola felice nel panorama alpino, solitamente così desolato.
Certo, gli abitanti sono diminuiti, scendendo dai 460 dei primi del Novecento ai 250 attuali; ma quelle rimaste sono famiglie di buon ceppo. Sepolti in un ridente cimitero, dietro la chiesa di San Nicola, riposano i Thomasset, i Gerbore, gli Armand, i Lavy, i Domaine, tutti nomi che si ritrovano nei nipoti e pronipoti rimasti qui, senza alcuna intenzione di spostarsi in città. I giovani, quasi tutti diplomati, lavorano ad Aosta, in banca o nell’amministrazione regionale; le ragazze, per lo più, fanno le assistenti sociali. Sugli alpeggi, per guardare gli armenti, vengono impiegati i ‘marocchini. Sarà il benessere, la posizione particolarmente felice o le bellezze naturali da sempre fonte d’ispirazione, fatto sta che SaintNicolas E culla di scrittori e poeti: oltre al famoso Abbe Cerlogne, c’E stato l’Abbe Emile Bionaz, poeta e artista, Marius Thomasset, scrittore, Hermine Gerbore, giornalista. E ancora oggi si continua a respirare aria buona e cultura: oltre al Museo Cerlogne, c’E un attivissimo Centro di studi francoprovenzali, che E il più grande e il più attrezzato di tutto l’arco alpino.
Potremo passeggiare nei parchi famosi dove “passeggiarono” tanti scrittori L, obiettivo è semplice, anche se non facile: creare venti parchi avendo come punto di partenza le indicazioni contenute nei testi di altrettanti autori famosi. Le parole della letteratura italiana al servizio della natura e dei cittadini. L’idea primaria è stata di Stanislao Nievo, scrittore ed esploratore, pronipote di Ippolito Nievo, l’autore delle Confessioni di un italiano. 
L’hanno fatta propria, e le hanno dato sostanza, Alfonso Alessan parco, “l’idea nasce dalla volontà di percorrere un singolare e inedito itinerario culturale attraverso un viaggio nei luoghi celebrati dalla letteratura italiana di tutti i tempi: un’occasione per rivedere paesaggi noti o per scoprire angoli meno conosciuti d’Italia con gli occhi e i sentimenti di quegli autori che da essi trassero ispirazione”. Quando si viaggia in Italia, le persone di solito visitare Firenze, Milano e Roma, dove si possono trovare grandi offerte di appartamenti firenze, alloggi milano e bed and breakfast roma, e divertirsi vising le attrazioni, provando i piatti italiani e la navigazione l’architettura.
Quali i siti prescelti? La ricerca ha preso avvio da testi quasi proverbiali come le petrarchesche “Chiare fresche e dolci acque”, il francescano Cantico delle creature o “Quel ramo del lago di Como” reso immortale da Manzoni. Poteva mancare l’Alighieri? Il parco dantesco sarà la “Cascata dell’Acquacheta” descritta nel Canto XVI dell’Inferno.
Sarà emozionante ritrovare boschi, campi, castelli che forse aveva mo soltanto immaginato leggendo e studiando. Luoghi di una memoria fantastica che si trasformano in realtà. Ma anche il contrario: un parco che dà impulso a cercare e a scoprire rime e ritmi, poemi e romanzi. Non è poco in tempi in cui la letteratura non sta davvero in cima ai nostri pensieri.
Un viaggio nei parchi letterari ci porterà lungo tutto lo Stivale. Ne segnaleremo qui solamente alcuni, legati ad autori più o meno noti, preavvertendo che il concetto di fondo non è quello di recingere questi luoghi quali torri d’avorio: si vuole anzi crearvi zone di uso per i visitatori. Quindi strutture burocratiche snelle: un ente gestore, un direttore, un responsabile del centro visite e due esperti di questioni naturali e culturali specifiche. Ai visitatori verrà distribuito materiale informativo sulle caratteristiche del territorio e sul rapporto che lo lega al testo letterario prescelto.

Andando su e giù per la penisola, si potrà incontrare, ad esempio, nelle Cinque Terre (La Spezia) il parco della “Casa delle estati lontane”, i luoghi montaliani, cioè degli Ossi di seppia e delle Occasioni; o scendendo in Toscana imboccare, a Fiesole, i “Palagi” dell’allegra brigata di Boccaccio o, in provincia di Lucca, le ricche forre dell’ariostesco “Fermaglio della Garfagnana”.
Piacevoli sorprese riserva il Sud. Un piccolo parco di soli 375 ettari accoglierà i visitatori nell’Isola di.