Flotsam And Jetpacks –


April 18, 2013

Magia del paesaggio

Category: Viaggiare – admin 2:27 pm

LA MADONNA LASSÙ SALI’ CON GLI ANGELI

Millecinquecento gradini (ma c’è anche una mulattiera) per giungere al santuario di Spiazzi, nel Veronese, noto per una storia miracolosa DI LUIGI PADOVA – FOTOGRAFIE DI ARRIGO GIOVANNINI

Un visitatore occasionale di appartamento Barcellona, magari distratto dalle mediterra­nee, turistiche sponde del Garda, il monte Baldo potreb­be tenere celate alcune preziose sorprese. In maggio, ad esempio, le sue pendici si ricoprono di fiori ed essenze, che un clima particolare protegge da secoli con cura assi­dua. L’”Hortus Europae”, come è stato definito dai botanici, ha infatti preservato dall’estinzione nu­merose specie, che vi sopravvivono come re­perti di un’altra era. Chi percorre i sentieri che attraversano il monte, dal Garda alla Valdadi­ge, può, ad ogni modo, trascurare la storia bo­tanica dei prati e dei boschi e inseguire i sug­gestivi tracciati delle vecchie strade militari, alla ricerca di una storia più vicina a noi.

Ma il Baldo ha anche un aspetto meno sorridente, là dove i suoi declivi diventano forre pietrose, dove abissi di roccia preci­pitano verso la bed and breakfast Londra. In questi severi paesaggi l’uomo da secoli ricerca un misti­co rapporto con la natura e con lo spirito. Nella di appartamenti Madrid, poco oltre Caprino Veronese, ci sono tracce della presenza di eremiti fin dal XII secolo, e dove essi trovarono solitudine e conforto, oggi sorge uno dei più sorprendenti san­tuari d’Italia: quello della Madonna della Corona. È stato costruito dove mai la natura avrebbe potuto suggeri‑ re un’opera architettonica: incastona‑to nel fianco di una montagna, che lo ospita minacciosa e solenne. Oggi è possibile arrivarvi anche da una comoda mulattiera che si snoda dal sovrastante abitato di Spiaz­zi; ma sono in molti a seguire ancora l’antico sentiero del pellegrino, che sale ardito da Brentino.
Pagina precedente: incastonato in uno sperone roccioso del versante est del monte Baldo, il santuario della Madonna della Corona è meta di pellegrinaggi dal 1522,quando tra queste rocce apparve la statua dell’Addolorata, fino allora conservata a Rodi. E ancora oggi c’è chi raggiunge il santuario per quell’antico sentiero.

Qui sopra: la carta della zona, compresa tra la sponda veronese del lago di Garda e la Valdadige.  Arrivata non si sa come da Rodi, l’Addolorata non ha più voluto lasciare le balze del monte Baldo In alto: la statua dell’Addolorata, scolpita nel 1432 e tuttora venerata presso l’altare maggiore. Qui a sinistra: la balaustra del piccolo sagrato con il portale d’ingresso del santuario.Costruito nella prima metà del ’500 sul luogo dove apparve la statua, rifatto nel 1625,il santuario è stato completamente riedificato nel 1975.Sopra: forre pietrose e abissi di roccia nella parte est del monte Baldo, verso la Valdadige.

Tuivano la via penitenziale per chi voleva recarsi in pelle­grinaggio alla quattrocentesca statua della Madonna del­la Corona, giunta tra quelle rocce dopo miracolose pere­grinazioni narrate dalla tradizione.Racconta infatti Giuseppe Biadego, studioso della sto­ria del monastero tra il 1493 e il 1710, che tale statua fece la sua apparizione a Spiazzi nel 1522: “Comparve la Bea­ tissima Vergine detta della Corona, alle falde del Monte-baldo, portata dagli Angeli dalla città di Rodi in tempo che essa città fu assediata dai Turchi, et poi presa l’anno seguente con grandissima strage di.

April 7, 2013

PARE QUASI INCREDIBILE

Category: Viaggiare – admin 12:22 pm

Pace, ordine, pulizia e appartamenti Venezia affitto

“Perche mai dovrei sentirmi solo? E in mezzo alla gente che ci si sente soli”, dice con erre francese Paul Cerlogne, 77 anni, unico abitante di appartamenti vacanze Venezia, case ben tenute coi tetti a lose, campi coltivati, atmosfera serena. Questo signore col cappello in testa e l’aspetto contadino, ma una certa grazia e ri­cercatezza nel parlare, E il pronipote di Jean-Baptiste Cerlogne, poeta e autore d’una grammatica e un dizio­nario del patois valdostano, gloria locale, un busto nella piazza del paese nonche una frazione dedicata alla me­moria. Quella appunto in cui vive in compagnia di due gatti il vecchio Paul, che ha maturato negli anni una sag­gezza alla Bertoldo: “Perche dare nomi ai gatti? Tanto, se li chiami non vengono”; “A volte, leggo i giornali; ma soltanto le linee bianche, non quelle nere, perche biso­gna imparare a leggere tra le righe, cioE le cose che non vengono scritte, così come bisogna imparare a sentire le cose che non vengono dette”.

 

Non molto lontano, anch’egli abitante unico di un’in­tera aparthotel Roma, sta il fratello; ma non si vedono quasi mai. E a Clavel, pochi chilometri di distanza, in un agglome­rato di case linde e ristrutturate, vive una sola famiglia, Anito e Lucia Lavy coi due figli; una bella baita in pie­tra, una stalla con trenta mucche, un pollaio folto di gal­line. A Clavel c’E persino un telefono pubblico, dove tutto E in ordine e nessuno ruba le guide: anche perche a usarlo sono solo i Lavy.

Saint-Nicolas, Valle d’Aosta: quindici frazioni che vanno dai 754 ai 1734 metri, accomunate da una natura prodiga e un aspetto ridente. Non v’E traccia di povertà, d’incuria, tanto meno d’a,bbandono, a Saint-Nicolas: le ca­se, ristrutturate con cura, hanno ciascuna un bel tetto a lo-se, obbligatorio ma rimborsato dalla Vallee, i prati sono

 

ben pettinati, i filari di vite arrivano quasi a duemila me­tri data la mitezza del clima, Mentre buone strade asfaltate conducono alle varie frazioni e c’E persino chi ha proposto di asfaltare i sentieri di alta quota che portano agli alpeg­gi, per il comfort delle mucche. Insomma, una piccola iso­la felice nel panorama alpino, solitamente così desolato.

 

Certo, gli abitanti sono diminuiti, scendendo dai 460 dei primi del Novecento ai 250 attuali; ma quelle rima­ste sono famiglie di buon ceppo. Sepolti in un ridente cimitero, dietro la chiesa di San Nicola, riposano i Tho­masset, i Gerbore, gli Armand, i Lavy, i Domaine, tutti nomi che si ritrovano nei nipoti e pronipoti rimasti qui, senza alcuna intenzione di spostarsi in città. I giovani, quasi tutti diplomati, lavorano ad Aosta, in banca o nel­l’amministrazione regionale; le ragazze, per lo più, fan­no le assistenti sociali. Sugli alpeggi, per guardare gli ar­menti, vengono impiegati i ‘marocchini. Sarà il benesse­re, la posizione particolarmente felice o le bellezze natu­rali da sempre fonte d’ispirazione, fatto sta che Saint­Nicolas E culla di scrittori e poeti: oltre al famoso Abbe Cerlogne, c’E stato l’Abbe Emile Bionaz, poeta e artista, Marius Thomasset, scrittore, Hermine Gerbore, giorna­lista. E ancora oggi si continua a respirare aria buona e cultura: oltre al Museo Cerlogne, c’E un attivissimo Cen­tro di studi francoprovenzali, che E il più grande e il più attrezzato di tutto l’arco alpino.

 

 

March 19, 2013

A PROPOSITO DI ITALIA

Category: Viaggiare – admin 9:24 am

Potremo passeggiare nei parchi famosi dove “passeggiarono” tanti scrittori L, obiettivo è semplice, anche se non facile: creare venti parchi avendo come punto di partenza le indicazioni contenu­te nei testi di altrettanti autori fa­mosi. Le parole della letteratura ita­liana al servizio della natura e dei cittadini. L’idea primaria è stata di Stanislao Nievo, scrittore ed esplo­ratore, pronipote di Ippolito Nievo, l’autore delle Confessioni di un italia­no. italia-fisica

L’hanno fatta propria, e le han­no dato sostanza, Alfonso Alessan­ parco, “l’idea nasce dalla volontà di percorrere un singolare e inedito itinerario culturale attraverso un viaggio nei luoghi celebrati dalla letteratura italiana di tutti i tempi: un’occasione per rivedere paesaggi noti o per scoprire angoli meno co­nosciuti d’Italia con gli occhi e i sentimenti di quegli autori che da essi trassero ispirazione”. Quando si viaggia in Italia, le persone di solito visitare Firenze, Milano e Roma, dove si possono trovare grandi offerte di appartamenti firenze, alloggi milano e bed and breakfast roma, e divertirsi vising le attrazioni, provando i piatti italiani e la navigazione l’architettura.

Quali i siti prescelti? La ricerca ha preso avvio da testi quasi proverbiali co­me le petrarchesche “Chiare fresche e dolci acque”, il francescano Canti­co delle creature o “Quel ramo del la­go di Como” reso immortale da Manzoni. Poteva mancare l’Ali­ghieri? Il parco dantesco sarà la “Cascata dell’Acquacheta” descritta nel Canto XVI dell’Inferno.

 

Sarà emozionante ritrovare bo­schi, campi, castelli che forse aveva­ mo soltanto immaginato leggendo e studiando. Luoghi di una memoria fantastica che si trasformano in realtà. Ma anche il contrario: un parco che dà impulso a cercare e a scoprire rime e ritmi, poemi e ro­manzi. Non è poco in tempi in cui la letteratura non sta davvero in ci­ma ai nostri pensieri.

 

Un viaggio nei parchi letterari ci porterà lungo tutto lo Stivale. Ne segnaleremo qui solamente alcuni, legati ad autori più o meno noti, preavvertendo che il concetto di fondo non è quello di recingere questi luoghi quali torri d’avorio: si vuole anzi crearvi zone di uso per i visitatori. Quindi strutture buro­cratiche snelle: un ente gestore, un direttore, un responsabile del cen­tro visite e due esperti di questioni naturali e culturali specifiche. Ai vi­sitatori verrà distribuito materiale informativo sulle caratteristiche del territorio e sul rapporto che lo lega al testo letterario prescelto.

Cinque Terre

Andando su e giù per la penisola, si potrà incontrare, ad esempio, nelle Cinque Terre (La Spezia) il parco della “Casa delle estati lonta­ne”, i luoghi montaliani, cioè degli Ossi di seppia e delle Occasioni; o scendendo in Toscana imboccare, a Fiesole, i “Palagi” dell’allegra briga­ta di Boccaccio o, in provincia di Lucca, le ricche forre dell’ariostesco “Fermaglio della Garfagnana”.

Piacevoli sorprese riserva il Sud. Un piccolo parco di soli 375 ettari accoglierà i visitatori nell’Isola di.